Il ponte
AAA Home Il Ponte Contatti Note Legali

Facciamo del Pd un partito vero

Michele Petraroia

21 Giugno 2009 22:06

Un nostro militante mi ha inviato una bellissima poesia di Bertold Brecht che sintetizza più di mille parole vuote lo stato d’animo di quanti hanno assistito al trionfo della destra subendo una pesante disfatta elettorale. Non aggiungo nulla ai contenuti dello scritto di Brecht potrei solo sminuirlo e ne condivido le conclusioni “Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua“.

Una crisi così devastante che ha portato i voti del PD in Molise da 62 mila alle politiche del 2006 a 21 mila delle europee 2009 non si supera puntando il dito contro qualcuno ma riflettendo tutti insieme sulle responsabilità collettive del gruppo dirigente regionale. Ed è sbagliato inveire contro gli altri senza partire da se stessi e dal contributo negativo che si è dato per concorrere all’autodistruzione del PD.

La dirigenza nazionale che guiderà il partito molisano fino alle primarie del 25 ottobre potrà fare poco o nulla se persisteranno divisioni, arroccamenti e scontri interni infiniti. E chiunque si candiderà e vincerà le primarie per la segreteria regionale si troverà di fronte un muro invalicabile se non si fanno uno o più passi indietro da parte di tutti con un generale bagno di umiltà. Per questo in ore così concitate non serve il posizionamento tattico né è utile inseguire soluzioni legate a tale o tal’altro dirigente, il PD in Molise ha un futuro se recupera la capacità di giocare in squadra unendo tutte le energie possibili e motivando all’impegno coloro che da troppo tempo si sono chiusi in casa allontanandosi dalla politica attiva.

Solo un gruppo dirigente coeso e solidale potrà, nel pieno rispetto del pluralismo interno, rilanciare il Partito Democratico Molisano. Nessun individuo, commissario o segretario che sia, nazionale o locale, sarà in grado da solo di aprire i circoli comunali, radicare il PD sul territorio, riallacciare i rapporti con sindacati, imprese e amministratori, cucire nuove alleanze e definire una strategia vincente per le prossime scadenze elettorali. Nulla di nuovo sotto il sole, già Antonio Gramsci 90 anni fa teorizzava giustamente che i più deboli hanno una sola possibilità per sconfiggere i più forti. E tale ipotesi era, è, e sarà sempre: “Organizzarsi e unirsi in un partito“. Quando si abbandona questo solco storico, ci si disgrega e si copia l’avversario, si va incontro a sicure e ripetute sconfitte.

M.G.FUSCO in data 23 Giugno 2009 13:06
Domina l’articolo l’invito ecumenico alla concordia e alla pace: “Solo un gruppo dirigente coeso e solidale potrà, nel pieno rispetto del pluralismo interno, rilanciare il Partito Democratico Molisano”: una mozione degli affetti, che dovrebbe avere una funzione catartica. Ma non l’avrà, è fin troppo facile prevederlo, finché non saranno tirate fuori dall’oscurità le radici delle divisioni che hanno lacerato questo vostro partito ed esaminate alla luce del sole: la luce della ragione. Un partito frastagliato, il cui frastagliamento solo in parte si radica in un terreno propriamente politico (l’amalgama, come dice il tagliente D’Alema, non riuscito), da cui discende in buona sostanza una perenne crisi di identità e un’estrema difficoltà a progettare un chiaro modello di società, che si distingua nettamente da quello della destra e sappia contrastarlo efficacemente. Di qui deriva, dentro il vostro partito, una continua tensione per l’egemonia, da cui sarebbe già dovuto, o dovrebbe - chissà perché e come - emergere adesso, quello che l’articolista chiama “un gruppo dirigente coeso e solidale” : se questo non accade, si dovrà riconoscere che l’amalgama è fallito irrimediabilmente. Che in questa tensione si siano intrecciate poi anche ambizioncelle personali, con il loro corredo di vecchi e nuovi rancori, di vecchi e nuovi veleni, è stato pressoché fatale: il cannibalismo interno si accompagna frequentemente alle crisi di identità. Tanto più che contemporaneamente il vostro partito è stato trascinato in un’altra tensione, per l’egemonia dentro l’intero centro sinistra. Esito dell’isolazionismo veltroniano, e delle sue clamorose eccezioni, di cui ora anche voi pagate le conseguenze. Le due tensioni si sono intrecciate con percorsi ed esiti perversi. Il vostro competitor per l’egemonia nell’area non ha certo avuto la mano leggera. Basti pensare a quanti consiglieri uscenti si è risucchiati nella sua lista, basti pensare al rifiuto ostinato di sedersi ad un tavolo per discutere e prendere insieme una qualche decisione, basti pensare a come ha snobbato le primarie ( il vostro tentativo di ricostruire l’unità), basti pensare a come soffiando sul fuoco ha approfondito le vostre divisioni, fino addirittura a far emergere una specie di “nuovo” PD ecc. ecc. Tutto questo per prendere alla fine meno di 200 voti più di voi! Ma intanto ha consentito (o voluto?) la schiacciante vittoria della destra. E ciò è accaduto non perché il de cuius sia brutto e cattivo…. Il conflitto per l’egemonia può comportare cose del genere, quando la durezza del competitor confonde l’egemonia con il più bruto dominio. Ma si suol dire: “A brigante, brigante e mezzo!”. L’egemonia si difende e si sostiene con la buona politica. Voi, invece, siete stati, per così dire, troppo buoni: dei veri boy scout all’esterno: le pietre ve le siete tirate solo tra di voi. E continuerete così, desumo dal tono e dal contenuto dell’articolo. Gramsci andrebbe ricordato non per qualche banalità estrapolata dal contesto, ma per le sue acute pagine sull’egemonia. La politica non può vivere senza egemonia: solo chi non rispetta se stesso, il proprio patrimonio di idee, la propria appartenenza politica, rinuncia alla tensione per l’egemonia, ma in tal caso farebbe meglio a farsi frate e a pregare il Signore perché ci pensi lui a salvare il mondo, che come ci ammonisce Bertolt Brecht ha bisogno di essere salvato.

Inserisici il tuo Commento

Menu
Scegli la Categoria e naviga al suo interno
Sarai sempre aggiornato su tutte le notizie
Links