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L'esercito dei forestali calabresi

30 Novembre 2009 19:11

Il Segretario generale della Fai-Cisl Augusto Cianfoni ha inviato al dott. Sergio Rizzo, giornalista de Il Corriere della Sera, la lettera, di cui riportiamo il testo, dopo l'ennesimo attacco che lo stesso ha rivolto sabato  28 novembre ai lavoratori forestali della Calabria.

Come ha detto il Segretario generale, «casi come questo coinvolgono tutti i lavoratori forestali del Paese perché essi sono solidalmente vittime di una Politica che dovunque e da sempre privilegia la logica del pronto soccorso alla lungimirante programmazione. Tale abitudine ha nel tempo segnato di lutti ogni Regione d'Italia dalla Valtellina al Piemonte, da Sarno a Messina senza dimenticare Soverato e tantomeno L'Aquila. Non e' accettabile che un certo giornalismo elitario pontifichi su fenomeni complessi sull'onda di una popolarità ottenuta con inchieste "un tanto al chilo". La Fai difende i lavoratori forestali di ogni parte d'Italia perché essi sono le prime vittime della mancanza di progettualità e di una gestione imprenditoriale delle risorse ambientali e forestali (basterebbe ricordare quanto essi pagano in dequalificazione professionale, in salario e in occupazione...) Non si può definire perciò il loro lavoro, come fa il dott. Rizzo, inutile. La Fai rifiuta la logica che ispira certi salotti (peraltro non estranei a ben precisi interessi finanziari e industriali) perché la superficialità che la caratterizza non è frutto di ignoranza, ma compiacente lo scandalismo di cui si alimenta ogni giorno la cosiddetta opinione pubblica. Se non fosse così, giornalisti come Rizzo accetterebbero di lavorare, come da noi proposto, a rigorose inchieste che individuino certo i limiti di non poche malversazioni, ma si facciano promotrici di gestioni imprenditoriali da cui può scaturire lavoro vero e produttivo, risorsa del Paese e in particolare del Mezzogiorno.
 
 
Al dott. Sergio Rizzo               
Corriere della Sera
 
 
 
Egregio dottore, pochi giorni fa ho avuto con Lei un garbato (reciproco) scambio di opinioni intorno al tema dei lavoratori forestali calabresi. Allora la mia polemica con Lei fu causata da una sua caustica accusa verso le politiche del Governo Berlusconi che, nella Legge di Bilancio 2010, invece di finanziare la cosiddetta “Banda larga”, insiste a finanziare il lavoro forestale in quella Regione. Oggi Lei torna sull'argomento in occasione della risposta al Presidente Lojero il quale difende la sua strategia di risanamento della sanità regionale e la connessa politica occupazionale. Mi permetta di dirLe che la Sua reiterata solidarietà (la espresse anche nella risposta data alla mia lettera) verso i “bravi cittadini” calabresi risulta oggettivamente irridente dato che contemporaneamente definisce il lavoro dei forestali "inutile" per sostenere la sua intemerata contro gli sprechi di denaro pubblico della Calabria. Nell'Italia della libertà di opinione e di stampa Lei può dire ciò che vuole, ma le sue affermazioni sono tanto apodittiche quanto presuntuose. Nella generale superficialità in cui è immerso questo nostro Paese fanno colpo le analisi “un tanto al chilo”, ma un bravo giornalista come io penso Lei sia dovrebbe documentarsi di più. Le ho chiesto la disponibilità ad approfondire la questione dei Forestali onde poter costruire una rigorosa inchiesta, basata su dati oggettivi e non soffiando su emozioni. Ma Lei conosce i Forestali calabresi, la loro professionalità? Come fa a definire inutile il loro lavoro? Ammettiamo pure (non ho remore a definirlo poco produttivo) che esso sia soprattutto un “ammortizzatore sociale” a causa di una scellerata incapacità di quella classe politica (negli ultimi trent'anni né governi di destra né di sinistra hanno saputo e voluto fare qualcosa di apprezzabile) a fare delle immense risorse legnose, paesaggistiche, ambientali e idriche della Calabria il capitale di una grande intrapresa, capace di programmare uno sviluppo sostenibile in alternativa alla logica del “pronto soccorso”, business (in tutta Italia) di una classe politica sensibile soltanto alla pronta cassa elettorale. Ammettiamo dunque che il lavoro forestale sia un ammortizzatore sociale in una Regione in cui il lavoro non è quasi mai un diritto di cittadinanza, ma troppo spesso un favore. E' meglio un ammortizzatore goduto andando al lavoro ogni giorno alzandosi alle quattro del mattino che quelli pagati a centinaia di migliaia di lavoratori che vanno a squilibrare il già squinternato Mercato del lavoro in agricoltura (ma non solo) magari con l'avallo della legge voluta dal Ministro Sacconi che li retribuisce con i voucher.
Sempre disponibile ad approfondire con Lei, la ringrazio del tempo che mi dedicherà.
 
 
Roma 28 novembre 2009
Il Segretario generale Fai-Cisl
       (Augusto Cianfoni)
 
Andrea in data 06 Dicembre 2009 11:12
La Lombardia ha 400 uomini, il Veneto 420, il Piemonte 390. La Calabria ne ha 11 mila, vedete un po’ voi. E’ di gran lunga la regione che ne ha di più, a parte la Sicilia che però è a statuto speciale e quindi se li paga da sola (con i nostri soldi del Nord, ndr).

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